Polizze vita, addio alle clausole vessatorie

Secondo quanto invitato dall’Ivass (Istituto per la vigilanza delle assicurazioni) con lettera al mercato del 17 novembre 2015, le polizze vita non dovranno più contenere clausole vessatorie, poichè la previsione per cui il beneficiario deve formulare domanda di indennizzo su un modulo predisposto dall’assicuratore si pone in contrasto col principio di libertà delle forme, che contraddistingue l’intera materia delle obbligazioni.

Ancora, ricordava Marco Ottaviano sulle pagine del quotidiano Italia Oggi dello scorso 20 novembre, la previsione per cui il beneficiario deve produrre una relazione medica sulla morte del portatore di rischio non solo pone un non irrilevante onere economico a carico del beneficiario, ma per di più pone a suo carico l’onere di documentare le cause
del sinistro, onere che per legge non ha.

Dunque, sulla base di tali valutazioni, l’Istituto ha colto l’occasione per richiamare l’attenzione delle imprese assicurative sull’importanza di adottare delle iniziative idonee e specifiche per recepire correttamente le indicazioni già formulate dalla Corte di Cassazione nella sentenza 20 agosto 2015, n. 17024, con particolare riferimento alla redazione delle clausole dei nuovi contratti di assicurazione sulla vita e nella gestione delle richieste di indennizzo relative a contratti già stipulati che dovessero contenere clausole analoghe a quelle oggetto di censura.

Ricordiamo infatti che la pronuncia della Suprema Corte ha considerato come tipiche clausole vessatorie, e dunque oggetto di nullità ai sensi dell’articolo 33, comma 2, lettera q, del dlgs 6 settembre 2005, n. 206, quelle che prevedono – ricordava ancora il quotidiano – la sottoscrizione di una domanda su apposito modulo predisposto dall’assicuratore, e per di più farlo presso l’agenzia di competenza, di presentazione di una relazione medica sulle cause della morte, scritta da un medico su un modulo predisposto dall’assicuratore, di una dichiarazione del medico autore nella quale questi attesti di avere «personalmente curato le risposte», di presentazione a semplice richiesta
dell’assicuratore, delle cartelle cliniche relative ai ricoveri subiti dall’assicurato e di produrre un atto notorio «riguardante lo stato successorio» dell’assicurato deceduto.

Rimandandovi all’approfondimento curato da Ottaviano sulle pagine del quotidiano per ulteriori informazioni, rimane ora da comprendere in che modo verranno assorbite le indicazioni della Corte di Cassazione, e il richiamo esplicito dell’ivass nella recente lettera inviata al mercato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *