Assicurazioni, sono vietate le clausole anti-avvocato

Una recente pronuncia dell’Antitrust ha dichiarato che sono vietate le clausole anti-avvocato, proposte dalla Allianz nei confronti dei propri clienti, e ritenute vessatorie al termine di un procedimento avviato nei confronti della compagnia di assicurazione, “rea” di aver inserito all’interno dei propri contratti una specifica clausola che prevedeva la necessità di ricorrere alla procedura di conciliazione paritetica con l’obiettivo di risolvere le controversie che eventualmente dovessero insorgere in materia di contratti di responsabilità civile auto, per un valore non superiore a 15 mila euro, e in relazione ai sinistri che sono gestiti mediante il sistema dell’indennizzo diretto.

In dettaglio, mediante l’inserimento di queste clausole la compagnia assicurativa otteneva l’impegno dei clienti non solamente destinato a ricorrere alla procedura di conciliazione già sopra ricordata, bensì anche – in ambito più generale – a non affidare la gestione del danno a soggetti che operano professionalmente nel campo del patrocinio, come appunto gli avvocati (di qui, sinteticamente e mediaticamente, il fatto che tale clausola sia stata ribattezzata come “anti-avvocato”).

Naturalmente, per poter incentivare l’adozione di questo genere di clausole, la compagnia assicurativa offriva un incentivo che in alcuni casi era sufficiente per sottoscrivere con troppa leggerezza il contratto: uno sconto del 3,5 per cento sull’ammontare del premio annuo. Di contro, se la clausola veniva violata, dal 1 febbraio 2014 al 1 aprile 2016, veniva prevista l’applicazione di una penale di 500 euro da detrarre dall’ammontare del risarcimento corrisposto; dal 1 aprile 2016 veniva invece prevista l’applicazione di una penale pari al 20 per cento del valore del sinistro, sino a un massimo di 500 euro, e sempre da detrarre dall’ammontare del risarcimento.

Valutando la legittimità o meno di queste previsioni, l’Antitrust ha sentito i pareri di numerose associazioni e organismi, arrivando a concludere che queste clausole sono vessatorie, poiché violano l’art. 33 comma 2, lettera f) del Codice del consumo, considerando che anche nella nuova formulazione in vigore dal 1 aprile 2016, pongono in capo agli assicurati il peso di una penale manifestamente eccessiva nell’ammontare. Ulteriormente, l’Antitrust ha segnalato che queste clausole rientrano anche all’interno di quanto previsto dalla lettera t) della stessa norma, che sancisce la presunzione di vessatorietà sino a prova contraria di quelle clausole che hanno per oggetto o come effetto il restringimento della libertà contrattuale dei consumatori nei rapporti con i terzi.

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